Diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2

Diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2

Il termine “diabete” si riferisce a varie condizioni patologiche che hanno in comune l’eccessiva produzione di urina. Il termine “diabete mellito”, invece, si riferisce specificatamente a una malattia caratterizzata dall’incapacità di metabolizzare glucosio, dovuta a una diminuzione della produzione di insulina (ormone pancreatico che ha lo scopo di diminuire i livelli di glucosio nel sangue) oppure a una resistenza dei tessuti all’azione dell’insulina. Esistono due tipi comuni di diabete mellito.

Il diabete di tipo 1, chiamato anche diabete mellito insulino-dipendente (IDDM), è causato da un attacco autoimmune delle cellule β del pancreas che secernono l’insulina. Un tempo veniva chiamato “diabete giovanile” poiché si sviluppa, solitamente, durante l’infanzia o l’adolescenza. I soggetti affetti dal diabete di tipo 1 devono assumere insulina per iniezione o per inalazione, per compensare il difetto delle cellule β pancreatiche.

Il diabete di tipo 2 o “non insulino-dipendente” (NIDDM), compare di norma intorno ai 40 anni. È molto più comune rispetto il diabete di tipo 1, ed è strettamente correlato all’obesità. Nei paesi sviluppati, l’obesità in forma epidemica va di pari passo con la diffusione del diabete di tipo 2, ciò incuriosisce molto la ricerca della relazione tra obesità e insorgenza della patologia, a livello biochimico e genetico.

Ilivelli di emoglobina glicata (GHB) riflettono i valori medi della concentrazione di glucosio nel sangue. I valori normali di GHB si aggirano intorno al 5% (glicemia corrispondente di 120mg/100mL), nei soggetti diabetici questa può arrivare fino al 13% (che corrisponde a una glicemia di 300mg/100mL), quest’ultima viene ritenuta una condizione grave di diabete non controllato. L’obiettivo di una terapia insulinica in un soggetto che soffre di diabete è quello di mantenere i valori di GHB sotto il 7%.

Nel sangue, il glucosio può reagire con l’emoglobina tramite una “reazione di glicazione”, questa reazione viene poi seguita da una serie di riorganizzazioni strutturali delle molecole che portano alla formazioni di composti chiamati AGE (advanced glycation end products). Questi prodotti possono lasciare l’eritrocita e formare legami con altre proteine, modificandone le loro funzioni. Tali modificazioni nei soggetti diabetici potrebbero determinare danni ai reni, alla retina e al sistema cardiovascolare, causando rispettivamente: insufficienza renale, cecità e problemi cardiovascolari.

[DAVID L. NELSON-MICHAEL M. COX, “I principi di biochimica di Lehninger”, sesta edizione italiana, GIUGNO 2014]

Postato in data 22/06/2018 Home, Salute e Sanitaria 0 345

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